Grazie a te, Elisa, per questa condivisione così intima. Mi emoziona molto l’immagine della tua bisnonna che resta in balcone a guardarti finché riesce a vederti, quasi a custodirti nel suo sguardo. Penso a come, alle volte, certi gesti, certe posture, dicano oltre le parole. Mi dispiace molto per la perdita del tuo psicoterapeuta…
Grazie Silvia per queste riflessioni preziose. Le prime immagini che mi vengono in mente pensando alla cura sono gli sguardi attenti e presenti. A partire tanti anni fa da quello della mia bisnonna che affacciata al balcone mi seguiva con lo sguardo finché non mi vedeva sparire all’orizzonte. A seguire quello del mio psicoterapeuta, che purtroppo è mancato un anno fa. Solo da poco ho realizzato quanta guarigione ci sia nell’essere visti. Per questo mi prendo cura della mia bambina prestandole attenzione, osservando chi è e chi sta diventando.
Ciao Silvia, mi hai fatto molto pensare a quanto può essere complesso il significato e il contenuto di questa parola che per molto tempo ho utilizzato per dare un nome alla fatica e che oggi invece è soprattutto attenzione e quindi sguardo che vede e che non si limita ad osservare. Un abbraccio
Grazie Marina, credo anch’io che la cura necessiti di uno sguardo che tenga assieme lucidità e disponibilità a “guardare anche oltre” così da poter cogliere quegli aspetti sottili che “non si vedono”…
C’è tanta bellezza nello spazio che hai creato, Silvia. Pieno di attenzione e di… cura, appunto.
Le prime immagini visive che mi attraversano quando penso alla cura riguardano gli sguardi e le mani. Mani che raccolgono volti, mani intente a preparare un pasto buono… da un anno a questa parte cucino per me stessa, con lentezza, inizio ritagliandomi il tempo di una bella spesetta, uso le spezie, vario, faccio ricerche. Non avrei mai pensato di poter stare così bene semplicemente cucinando per me stessa ma è così 🩷
Cara Serena, grazie per queste tue parole e per l’immagine che hai condiviso. Forse il dettaglio che più mi colpisce, rispetto alla preparazione dei tuoi “pasti buoni” è la lentezza. Questa possibilità di assaporare anche il tempo della preparazione. Il cibo diventa buono non solo in ragione delle sue caratteristiche nutrizionali, della sua qualità, ma per questo suo riuscire a nutrire anche l’anima.
Grazie a te, Elisa, per questa condivisione così intima. Mi emoziona molto l’immagine della tua bisnonna che resta in balcone a guardarti finché riesce a vederti, quasi a custodirti nel suo sguardo. Penso a come, alle volte, certi gesti, certe posture, dicano oltre le parole. Mi dispiace molto per la perdita del tuo psicoterapeuta…
Grazie 🩷
Grazie Silvia per queste riflessioni preziose. Le prime immagini che mi vengono in mente pensando alla cura sono gli sguardi attenti e presenti. A partire tanti anni fa da quello della mia bisnonna che affacciata al balcone mi seguiva con lo sguardo finché non mi vedeva sparire all’orizzonte. A seguire quello del mio psicoterapeuta, che purtroppo è mancato un anno fa. Solo da poco ho realizzato quanta guarigione ci sia nell’essere visti. Per questo mi prendo cura della mia bambina prestandole attenzione, osservando chi è e chi sta diventando.
Che bella poesia, Silvia.... me la sono subito salvata (in lingua originale) tra le mie preferite :-)
Sono contenta amica mia! Ero sicura ti sarebbe piaciuta 🩷
Ciao Silvia, mi hai fatto molto pensare a quanto può essere complesso il significato e il contenuto di questa parola che per molto tempo ho utilizzato per dare un nome alla fatica e che oggi invece è soprattutto attenzione e quindi sguardo che vede e che non si limita ad osservare. Un abbraccio
Grazie Marina, credo anch’io che la cura necessiti di uno sguardo che tenga assieme lucidità e disponibilità a “guardare anche oltre” così da poter cogliere quegli aspetti sottili che “non si vedono”…
Un abbraccio 🌺
C’è tanta bellezza nello spazio che hai creato, Silvia. Pieno di attenzione e di… cura, appunto.
Le prime immagini visive che mi attraversano quando penso alla cura riguardano gli sguardi e le mani. Mani che raccolgono volti, mani intente a preparare un pasto buono… da un anno a questa parte cucino per me stessa, con lentezza, inizio ritagliandomi il tempo di una bella spesetta, uso le spezie, vario, faccio ricerche. Non avrei mai pensato di poter stare così bene semplicemente cucinando per me stessa ma è così 🩷
Cara Serena, grazie per queste tue parole e per l’immagine che hai condiviso. Forse il dettaglio che più mi colpisce, rispetto alla preparazione dei tuoi “pasti buoni” è la lentezza. Questa possibilità di assaporare anche il tempo della preparazione. Il cibo diventa buono non solo in ragione delle sue caratteristiche nutrizionali, della sua qualità, ma per questo suo riuscire a nutrire anche l’anima.
Grazie 🩷
È proprio così ✨